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art. n.8 - Il segreto degli antichi SAMURAI
Article #: 8

Date: 24/07/2007 21:30:15
Written By: Giulio Colella
Link: http://www.realitytrainingsystem.com/
Article: I Samurai erano gli antichi guerrieri del Giappone, valorosi ed esperti nelle armi da taglio e nelle arti marziali. La loro arte prende il nome di ju jitsu (arte della cedevolezza) ed ancora tutt'oggi è considerata una delle arti più complete al mondo poiché comprende diverse modalità di combattimento (in piedi e a terra) anche se non prevede più in parte l'utilizzo delle armi. Si pensa che questa sia la madre di tutte le arti marziali giapponesi. C'è testimonianza infatti che dal ju jitsu si siano poi distaccate ed evolute le alcune arti marziali che oggi conosciamo col nome di karate (prendendo dal ju jitsu solo la parte dei colpi), il ken jitsu (l'arte della spada), il judo (che prende la parte delle proiezioni), il Kick Jitsu (combattimento con i colpi in piedi ed a terra), l' Aikido (basato sul movimento circolare chiamato “tai sabaki”), e tante altre arti marziali Giapponesi. Il ju jitsu che al tempo dei samurai era quindi un'arte completa che prevedeva tutte le modalità del combattimento con armi e a mani nude, in piedi e a terra (con colpi, leve, soffocamenti, proiezioni, immobilizzazioni, …) comprendeva un bagaglio tecnico ineguagliabile per la sua vastità. Un samurai possedeva quindi un bagaglio tecnico di migliaia di tecniche le quali necessitavano di decenni e decenni di studio ed applicazione per essere assimilate tutte. Eppure c'è testimonianza, da alcuni scritti narranti le guerre giapponesi, del fatto che i guerrieri samurai utilizzavano nei campi di battaglia solo 4 o 5 tecniche delle migliaia conosciute. Questo perché secondo voi ?? Chi ha letto il paragrafo precedente sull' EFFICACIA avrà già risposto da se. Risposta: "Ovviamente utilizzavano solo quelle tecniche più semplici, istintive, veloci ed efficaci da poter essere applicate in uno scontro reale come quello di un campo di battaglia". Questo voleva dire evitare tutte le altre tecniche che non corrispondevano a questi requisiti.. ma se abbiamo appena detto che il ju jitsu comprendeva migliaia di tecniche, vuol dire che i samurai utilizzavano solo il 2% o 3% di tutto il loro bagaglio tecnico. Vediamo di capirne il perché !!! Utilizzare tecniche più complesse significava avere un maggior margine di errore. Più una tecnica è complicata e più ovviamente aumentano le possibilità di errori. E commettere un errore in battaglia significava morire. Utilizzare tecniche semplici ed efficaci da eseguire, significava invece ridurre al minimo il rischio di sbagliare e quindi aumentare le possibilità di sopravvivenza. Inoltre utilizzare tecniche complesse ed artefatte avrebbe comportato un dispendio di energia notevole, e rimanere senza energie in battaglia, contro migliaia di guerrieri, significava morire. Al contrario, invece, utilizzare pochi movimenti, ma veloci ed esplosivi, e che fossero diretti verso la minaccia (la via diretta è la più breve per raggiungere un obiettivo) dava la possibilità ai samurai più abili di sopravvivere alle numerose battaglie. Ma nelle arti marziali odierne è ancora valido questo principio ?? Analizzando le principali arti marziali conosciute ci accorgiamo che qualcosa non quadra e la domanda nasce spontanea. Domanda: Perché nella maggior parte delle arti marziali invece si privilegiano le tecniche complesse e spettacolari rispetto a quelle semplici ed efficaci ?? Perché secondo voi ?? La risposta è semplice: Perché nel corso degli anni la maggior parte di queste arti hanno assunto una connotazione sempre più sportiva dove il più delle volte è ammesso il solo contatto leggero e senza continuità di colpi (quindi colpi controllati e combattimento che viene interrotto dall’arbitro ad ogni tecnica portata a segno). Capite subito che lo spirito di oggi è diverso da quello dei samurai. Il contesto è cambiato, quindi lo spirito è cambiato perché le finalità sono cambiate. Non c'è lo stesso rischio: quello di "Morire". E' semplicemente questo il motivo. Il combattimento diventa quindi un gioco, una sorta di scherma in cui vince chi fa più punti. E non importa come si effettuano le tecniche, ma importante che si facciano punti. Ad esempio nelle arti marziali si preferisce colpire con la gamba davanti poiché più vicina al bersaglio, e si tende a spostare il peso all'indietro per rendere la gamba davanti più leggera e quindi più veloce per arrivare al bersaglio. Poco importa se così facendo il colpo arriva senza il peso del corpo e quindi veloce, ma poco potente. Eseguire una tecnica spettacolare dà più punti e regala gli applausi del pubblico ingrandendo il nostro ego; e poco importa se sbagliando si rischia di essere colpiti; tanto il contatto è leggero e si viene subito interrotti dall'arbitro. Lo stesso avviene anche in alcuni sport da combattimento che sono a contatto leggero come il "Semi Contact" ed il "Light Contact". E anche nel "Full Contact", nonostante questa sia una disciplina a pieno contatto col solo limite di colpire dalla cintura in su, comunque si continua a preferire in parte la spettacolarità, motivo probabilmente legato al fatto che deriva da un arte marziale classica. Le cose invece incominciano a cambiare quando in gioco si incomincia a mettere la propria pelle e non solo i punti in un tabellone. Quando incominciamo a parlare di BOXE, KICK BOXING, THAI BOXING, ecc fino ad arrivare alle MMA che sono la massima espressione degli sport da combattimento, le cose cambiano. Utilizzare una tecnica complicata non significa solo rischiare un punto, ma significa rischiare che ti mettano KO o che ti spezzino la schiena o che ti rompano il setto nasale o una costola o un arto, ecc. Partire di attacco con una tecnica spettacolare ad esempio un calcio saltato e girato a 360° contro un thailandese professionista in un'incontro di Thai Boxing probabilmente equivarrebbe ad esporsi a seri rischi. Questi sono famosi, tra le altre cose, proprio per il loro "muro difensivo", per cui non indietreggiano mai di fronte ad un attacco, ma oppongono come barriera le proprie armi del corpo umano “condizionate” all’inverosimile. Quindi con un calcio classico da arti marziali contro un thai boxer, nella maggior parte dei casi, significherebbe solo impattare sui suoi avambracci, condizionati all'inverosimile come dicevamo prima, senza produrre nessun effetto, e ritrovarsi squilibrati a subire un immediato contro-attacco a piena potenza esplosiva. Noi lo sconsiglieremmo neanche al nostro peggior nemico di utilizzare tecniche spettacolari contro un thai boxer, ne di attacco e nemmeno di rimessa. Eppure nei tornei di molte arti marziali è all'ordine del giorno vedere queste tipologie di calci o altro. Con questo ovviamente non si vuole assolutamente screditare le arti marziali tradizionali che rimangono comunque delle discipline meravigliose da praticare e che, se "fatte bene", oltre ad aumentare la nostra capacità difensiva, portano benefici sia fisici che interiori contribuendo allo crescita psico-fisica individuale del praticante. Ma ciò nonostante non potevamo continuare a nascondere ai nostri lettori quello che per anni è stato nascosto e cioè il più grande limite di molte arti marziali tradizionali: la scarsa efficacia in uno scontro reale o a pieno contatto. "Se non volete fidarvi di noi... fidatevi almeno degli antichi e valorosi Guerrieri Samurai Giapponesi. Osu.”

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