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Benvenuto nel kravmaganapoli.it_Blog
Nonostante pratichi il Krav Maga solo da pochi mesi, è nata in me subito una forte passione che mi ha spinto a partecipare, insieme al maestro Giulio Colella, a due stage nazionali: a Roma il 29 e 30 Gennaio in occasione del 20° anniversario della FIKM e a Lecce il 5 e il 6 Marzo con Ran Nakash, istruttore capo IDF; ed è proprio su quest’ultima esperienza che vorrei soffermarmi.
Il Krav Maga nasce in Israele negli anni ’50, quindi sono partita per lo stage incuriosita, entusiasta di poter conoscere, confrontarmi con l’essenza del Krav, imparando proprio da chi lo insegna alle forze di difesa israeliane. Non so dire in realtà cosa mi aspettassi di particolare, ma, tecnicamente parlando, siamo rimasti sulle basi: difese da strangolamento, prese al corpo e le base dei disarmi da bastone, coltello e pistola. Sono state comunque ore produttive, in quanto c’è sempre da apprendere e migliorare sulle tecniche, ma l’aspetto che maggiormente mi ha colpita è l’atteggiamento mentale che in Israele è diverso dall’Italia, dove la difesa personale spesso fa realmente la differenza tra la vita e la morte, naturalmente questo a causa della difficile situazione socio-politica in questo paese.
Tra gli aspetti che più mi rimarranno di questa esperienza è la consapevolezza che ciò che fino ad ora ho praticato è il Krav Maga puro: l’approccio, le tecniche e i principi appresi in palestra rispecchiano alla perfezione lo stile originale del Krav israeliano.
Infine un elogio il mio maestro, Giulio, confrontandomi con altre realtà ho avuto la certezza di avere a che fare con uno dei migliori maestri, dal punto di vista tecnico e professionale, in quanto ha dimostrato di essere uno dei migliori istruttori, si è distinto da tutti ricevendo i complimenti dall’assistente israeliano di Nakash che ha affermato che nei due giorni di stage Giulio è stato il migliore, il numero uno; dal punto di vista umano: per la passione, la grinta, ma anche la pazienza e l’umiltà. Posso ritenermi veramente fortunata e spero che questa collaborazione con il Krav Maga Napoli continui e porti lontano.
Il krav Maga non è solo un meto di difesa personale, ma è sopratutto un processo di crescita individuale. Per spiegare questo concetto voglio riportare pari pari un mio articolo scritto sul Portale Ufficiale della Kick Boxing in Italia: BOXEmore.com, associato alla Federazione Italiana Kick Boxing (F.I.KB); poichè anche se l'articolo è riferito alla Kickboxing si puo' sempre estendere il concetto a tutti quegli sport da combattimento, arti marziali e metodi di difesa personale, che hanno un'impatto cruento cn la realtà del combattimento come ad esempio il Krav Maga ...........................................................................................................
Articolo: "La Kick Boxing è uno sport da combattimento che può considerarsi completo a tutti gli effetti sia per quanto riguarda la parte atletica e quindi fisica, e sia per quanto riguarda la parte psicologica e di crescita individuale.
Indicatissima sopratutto per le giovani età perchè questi impareranno a controllare e canalizzare le proprie energie ed emozioni, tipiche e più forti in tenera età, quali rabbia, aggressività, paura, stress, ecc. Processo questo importantissimo per la crescita psico-fisica di un giovane.
Quindi per chi possa pensare che il Pugilato o la Kick Boxing siano degli sport violenti o che inducano alla violenza, beh in parte si sbaglia.
La prima cosa che si insegna in una palestra di Kick Boxing è il rispetto per tutti: l'istruttore, i compagni, gli avversari, gli arbitri ed il mondo intero. Certo in questo sport non c'è la parte filosofica, fatta di tradizioni così come avviene nelle arti marziali, che se ben interiorizzata può portare un combattente a livelli superiori di coscienza; ma questa mancanza viene comunque compensata da atri aspetti.
Perchè c'è il rispetto tra i combattenti??
E' semplice! Perchè per salire su di un ring ci vuole coraggio ed inoltre alle spalle ci vogliono lunghi e durissimi allenamenti estenuanti: condizionamento muscolare, osseo e nervoso che si ottiene con ore ed ore di allenamento, dedizione completa e soprattutto passione per quello che si fa.
Questa consapevolezza porta il combattente a rispettare l'avversario, data la presa di coscienza che colui che si trova di fronte ha il suo stesso coraggio ed i suoi stessi anni di sacrifici e di duri allenamenti alle spalle.
Una volta un grande pugile disse:
"Rispettavo tutti i miei avversari. Non è facile salire sul ring: bisogna avere un tipo speciale di coraggio" Joe Louis.
Niente di più vero. Per salire su di un ring non ci vuole il coraggio che ti fa tuffare da uno scoglio di 10 metri, o ti fa andare a 200 Km/h su di una moto, o altro... è un coraggio diverso che non tutti possiedono. Magari un pilota di Formula-1 che va a 300 Km/h, messo su di un ring se la farebbe addosso dalla paura, anzi non ci salirebbe proprio.
Questa presa di coscienza delle proprie capacità e di quanto sudore è costato arrivare fin dove si è arrivati, porta ad una crescita dell'individuo che prenderà sicurezza in se ed allo stesso modo incrementerà il rispetto per gli altri. Questa sicurezza e crescita individuale gli sarà utile non solo nella Boxe, ma in tutti i campi ed in tutte le situazioni della vita in cui ci sarà bisogno di affrontare le difficoltà con coraggio, decisione e senza paura di sbagliare.
Vi racconto un aneddoto....
"Nell estate del 2007, stavo avviandomi presso un bar della mia città per consumare qualcosa da bere, mentre a pochi passi dal bar vedo venire un ragazzo nella mia direzione. Questo poteva avere intorno ai 20 anni. Nel passarmi vicino mi urta con una spalla e mi dice subito dopo: "O' ma lievt a nanz" (cioè: "we togliti davanti"). Io ricordo di averlo guardato per qualche istante e poi di essermi girato e proseguito verso il bar." FINE.
Con questo, cosa voglio dire? Voglio dire che grazie a questo sport ho piena sicurezza nella mie capacità e non ho bisogno di mettermi alla prova e ne di dimostrare a quel ragazzo quanto valgo magari massacrandolo di botte.
Fosse stato dieci anni prima, cioè quando non praticavo ancora kick boxing e quando giovanissimo avevo una testa "caldissima", sarei tornato indietro e ce le saremmo suonate di santa ragione.
Questo perchè dieci anni fà in realtà ero una persona insicura, così come lo erano e lo sono ancora tutt'oggi tanti giovani e giovanissimi. Avrei quindi avuto bisogno di dimostrare, prima a me stesso e poi a quel ragazzo, di non aver paura; e se non l'avessi fatto, probabilmente la notte stessa non sarei riuscito a chiudere occhio.
Ora invece grazie ad una sicurezza interiore e ad una maturità che ho acquisito negli anni con la pratica della Kick Boxing, riesco quasi sempre a farmi scivolare da dosso le provocazioni, senza per questo sentirmi frustato, ed allo stesso modo riesco ad affrontare a testa alta tutte le difficoltà della vita."
--- "La vera filosofia della Kick Boxing è far diventare la Kick Boxing una filosofia di vita" ---
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